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UNA SEPARAZIONE, regia di Asghar Farhadi

Creato il 21 novembre 2011 da Nontiamerocosipersempre
con Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Peyman Moadi. drammatico, Iran 2011 
UNA SEPARAZIONE, regia di Asghar Farhadi                                                            Locandina tratta da Mymovies
scheda film Mymovies
trailer film da Mymovies
Il film si svolge in Iran e racconta delle vicissitudini di una coppia in crisi che decide di separarsi. Si tratta di una coppia colta, benestante ed evoluta che incarna il processo di emancipazione femminile avviato dall'occidentalizzazione del paese promossa dalla dinastia Pahlavi. Le vicende di questa coppia s’incrociano con quelle di un’altra, di ceto inferiore, rigidamente ancorata invece alle tradizioni islamiche imposte dai regimi successivi. Oggi, infatti, le donne in Iran sono assoggettate a un severissimo codice del costume che le obbliga a portare abiti che coprono totalmente i capelli e il corpo e che vieta loro di lavorare senza il permesso del marito (al quale sono totalmente subordinate). Ambedue le anime dei differenti regimi convivono nell’attuale società, creando non pochi problemi. La protagonista - la donna evoluta che - trasgredendo alle imposizioni - indossa solo un semplice foulard, non sopporta più il regime di repressione impostole e non vuole più vivere in questo Paese, né farci crescere sua figlia. Il marito però non vuole seguirla, ufficialmente per stare vicino all’anziano padre malato di Alzheimer, ma evidentemente anche perché non sposa la causa dell’emancipazione femminile e delle necessità di sua moglie. Lei allora simula una separazione, sperando di forzargli la mano, e ci rimane malissimo quando vede che lui è disposto a lasciarla andare per restare nel suo Paese con il padre e la figlia. Lui, rimasto solo, è costretto ad assumere una donna che assista il padre malato mentre è al lavoro, una donna che - per necessità- decide di lavorare di nascosto dal marito, trasgredendo così le regole imposte dal Corano al quale è totalmente assoggettata. La presenza di questa donna - che nasconde la sua gravidanza sotto l'ampio chador - da' il via a una serie drammatica di equivoci con conflitti che diventano non solo culturali, ma anche di classe.
Il film, quindi, racconta la storia di una crisi coniugale, ma è anche metafora delle contraddizioni interne a una società' in bilico tra passato e futuro, tra legami con le tradizioni e il fondamentalismo religioso, da una parte, ed emancipazione e occidentalizzazione, dall'altra. Ambedue le coppie si amano ma non si ascoltano, e nello scontro tra i due mariti affiora lo scontro di classe. In realtà tutti hanno ragione e tutti hanno torto, ma invece di cercare di capire le ragioni dell’altro, ognuno si polarizza sulle proprie convinzioni e, soprattutto, mente, con tutte le variazioni che connotano e motivano la menzogna. C'e' chi racconta bugie, chi omette, chi lo fa per necessità, chi per pietà, perché gli conviene, a volte senza rendersi conto di mentire anche a se stesso. Il film in modo mirabile dimostra come la menzogna, anche se detta a fin di bene, sia ugualmente dannosa perché genera incomunicabilità. Qui le mogli mentono ai rispettivi mariti, i mariti e i testimoni dell'accaduto ai giudici, il padre al nonno e alla figlia, sarà solo quest'ultima - una ragazzina di dodici anni - a esigere la verità e, così, a far uscire tutti dal conflitto esplosivo che il groviglio di menzogne aveva causato. Dal conflitto di classe se ne uscirà offrendo dei soldi, ma non dal conflitto della coppia; sarà quest’adolescente - che incarna le nuove generazioni - a pagare il prezzo degli egoismi, delle menzogne, dell'incapacità di dialogo ma anche della non raggiunta parità di chi l'ha preceduta.Si trova così, da sola, a dover decidere se stare con il padre o andarsene con la madre, e cioè se scegliere tra il vecchio e il nuovo. Il film, molto ben costruito e recitato, coinvolge come un film giallo pur raccontando una storia di tutti i giorni, parla dell'Iran, ma afferma alcuni concetti che riguardano da vicino anche tutti noi e sui quali è necessario riflettere:
- la partita, a tutti i livelli, da quello personale a quello sociale, oggi si gioca sull'emancipazione femminile, sulle nuove connotazioni di questo processo e sulla necessità che siano innanzitutto le donne a fare chiarezza dentro se stesse- le numerose crisi di coppia hanno spessissimo alla radice questo processo non ancora compiuto: la parità di fatto non è ancora del tutto metabolizzata anche dagli uomini apparentemente più evoluti, ma le donne non sanno ancora cosa vogliono veramente - i disequilibri interni alla coppia si riflettono sulle società e viceversa
e soprattutto,
- l'unico modo per uscire dalle attuali drammatiche e pericolosissime polarizzazioni, personali e sociali, è la verità, la capacità di ascolto, la comprensione delle ragioni dell’altro, la chiarezza sugli obiettivi da raggiungere e la capacità di mediare.
L'attuale generazione sta portando l'umanità alla rovina e i figli - a volte assai più maturi dei genitori, come l’adolescente del film - guardano dubbiosi al loro futuro. Toccherà loro decidere quale strada percorrere, quella della distruzione o della rinascita, ma con una nuova consapevolezza: l'amore, a qualsiasi livello, esige onesta e verità. Per incontrare l'altro nella sua interiorità, cosa cui tutti aspiriamo, è necessario imparare a rapportarsi all’altro senza mistificazioni e trovare dentro di se il giusto equilibrio tra desiderio di autonomia e rinuncia, non più' come sottomissione, ma come scelta.
vedi nel libro "NON TI AMERO' COSI' PER SEMPRE" ,  Parte seconda, pag 79 cap. 5: -La separazione e pag 141 cap 7- Le nuove coppie: insieme liberi .
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