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Il Trattato di Cotonou: cosa potrebbe cambiare nel calcio italiano? Lo spiega Iusport.it

Creato il 27 ottobre 2014 da Tifoso Bilanciato @TifBilanciato

Negli ultimi giorni si sente parlare del Trattato di Cotonou, firmato nel 2000, tra l’UE e i paesi in via di sviluppo (in particolar modo paesi africani, dell’oceania e delle isole del pacifico detti paesi“ACP”). Tale Trattato fu firmato affinchè gli stati ACP avessero una riduzione delle barriere commerciali con i paesi industrializzati. Il primo passo di questo Trattato avviene  nel 1975 con la Convenzione di Lomè, di durata ventennale con l’obbligo di ridiscuterla ogni cinque anni; successivamente nel 2000 si ha la sottoscrizione del Trattato di Cotonou.

Tale Trattato entra nel mondo sportivo nell’estate 2012 quando la Federbasket lo recepisce nei propri regolamenti. Di fatto equiparando i giocatori provenienti dai paesi dell’UE con i giocatori provenienti dai paesi ACP. Per ora il calcio sembra non aver voluto  aprire a questo sistema. Anche perché la liberalizzazione a ben  79 paesi porta a riflettere su possibili problematiche future nell’applicazione di tale normativa. Ad esempio il garantire ai tesserati un salario minimo che possa permettere al tesserato di sostentarsi o comunque di poter ritornare nel proprio paese di origine in ogni momento. Poiché il Trattato non verrebbe applicato solo ai professionisti ma anche ai semi-professionisti ed i dilettanti.

Se da un lato la difficoltà pratica applicativa potrebbe portare ad alcune problematiche. Dall’altra parte la non applicazione di tale Trattato potrebbe innescare, come successo nel caso Bosman, il ricorso ai tribunali nazionali ed internazionali (corte di Giustizia UE), laddove una richiesta di tesseramento di un calciatore facente parte di paesi ACP venisse negato. In questo caso si avrebbe la violazione del Trattato.

Appare evidente che il Trattato di Cotonou potrebbe avere una portata simile alla vicenda Bosman. Si aprirebbe una nuova frontiera del calcio. Attraverso una riflessione attenta sembrerebbe che a giovarne sarebbe la qualità dei calciatori, in un mercato sempre più internazionale e competitivo. Dall’altra parte oltre alla problematica riguardante la tutela dei tesserati rientranti nell’ambito di applicazione di questo Trattato vi è la questione della cura dei vivai ovvero della crescita di calciatori utilizzabili per le nazionali. Queste sembrerebbero due criticità della nuova e possibile “Era Bosman 2”. La risposta a questi dubbi potrà essere data solo dall’applicazione futura della convenzione.

Di seguito, per completezza si segnalano i paesi del Trattato di Cotonou:

AFRICA:

Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Ciad, Comore, Congo, Costa D’avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gibuti, Guinea, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale, Kenia, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Centraficana, Repubblica Democaritca del Congo, Repubblica del Sudafrica, Ruanda, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zimbawe.

CARAIBI:

Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Cuba, Dominica, Giamaica, Grenada, Guyana, Haiti, Repubblica dominicana, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia, Suriname, Trinidad  e Tobago.

ISOLE DEL PACIFICO

Figi, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Salomone, Kiribati, Nauru, Niue, Palau, Papua Nuova Guinea, Samoa, Stati federati della Micronesia, Timor Est, Tonga, Tuvalu, Vanuatu.


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