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Questione di stile: food blog, le voci in campo

Da Lollychant @rossellaneri

praticamente perfetta  

lug 10 • Ingredienti • 46 Views • 

Se, come me, siete affetti da quella tremenda patologia che è la mania del controllo, prima di aprire un blog vi sarete chiesti almeno un migliaio di volte come non essere il solito blog. Poi, per non restare paralizzati nella ricerca della perfezione, i maniaci del controllo solitamente abdicano per un nanosecondo, nella speranza di trovare il coraggio di buttarsi. In quel nanosecondo capovolgono il quesito iniziale nell’affermazione: “In fondo anche io sarò il solito blog”. Qualcuno ci riesce davvero.

Però in quel momento in bilico tra il battere e il levare, il futuro blogger cerca la sua voce (o almeno così gli hanno detto di fare nei mille corsi di scrittura che ha frequentato con coscienziosità e quasi devozione). Se siete ancora alla ricerca della vostra, la voce con cui i food blog son diventati famosi, a me pare sian queste tre.

MADAMA PIEDIBURRO: Sigrid Verbert (ilcavolettodibruxelles.it), ha un food blog con uno stile da: “Parlo bene l’italiano ma se sbaglio mi corrigerete” che fa subito simpatia. Lei ha sdoganato la ricetta accompagnata da un lungo testo-diario che spazia dall’argomento “cosa ho fatto ieri” a “come è nata questa ricetta”. Bisogna saperci fare, e molto, e lei lo sa. La maggior parte dei food blog che conosco segue questa linea, è femminile, è ingombro di fiorellini e orsetti di peluche e (ahinoi) di molto altro scarsamente commestibile. Ancora non ho avvistato nessuno in grado di tenere l’equilibrio come Sigrid.

Pericolo: Risultare così zuccherosi che dovrebbero obbligarti a fornire, per statuto, iniezioni di insulina come antidoto.

LA TRECCANI DEL CIBO: Tutti quei food blog che: “noi giornalisti enogastronomici”… Si possono permettere tutto perché hanno quell’autorevolezza da accademia della Crusca e sono ovviamente inarrivabili. Il mio preferito è il Paperogiallo di Stefano Bonilli, perché sarà anche membro dell’accademia della Crusca culinaria, ma ogni tanto si prende alla leggera. Maestri del genere sono: Il Gastronauta di Davide Paolini, e Marchi di Gola di Paolo Marchi.

Pericolo: Sentire, mentre si legge, la stessa sensazione provata di fronte a quei manuali di 1000 pagine con cui all’università preparavi gli esami.

PRATICAMENTE PERFETTA SOTTO OGNI ASPETTO: Qualche food blog, e sono i miei preferiti (non l’avreste mai detto, eh?), assumono la voce del censore, producendosi in dissacranti sferzate del malcostume (quando va bene), o delle manie (quando esagerano), sul modo di fare a tavola del resto del genere umano. Necessario punto di partenza un egocentrismo spinto, supportato dalla convinzione: “Le food? c’est moi!”. Maestro del genere è Dissapore, un blog collettivo, che a volte scrive pezzi di una cattiveria terribilmente divertente, ma poi, per prendersi alla leggera, recensisce pure, e con grande calore, i 4 salti in padella Findus.

Pericolo: Se non avete ancora imparato nulla dalla famosa: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, cercate almeno di non farvi mai vedere quando intingete le patatine del Mc Donald nella maionese del discount o vi daranno degli sfigati, e ve lo sarete meritato.

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